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Salvo complicazioni

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Salvo complicazioni
1995 - Pagg.96 - €.6,00
Paper Editrice - Roma

 

INTRODUZIONE
Innanzitutto vorrei ringraziarti cordialmente, lettore, per aver osato comprare questo libro. Se non sei un mio amico o un conoscente, e se quindi non sei stato costretto con la forza a comprarlo, perché hai fatto una simile inconsueta azione in tempo di crisi? In ogni caso mi sento obbligato nei tuoi confronti, e cercherò di ricambiare la cortesia un giorno o l'altro, magari invitandoti a cena (se sei donna) o stringendoti calorosamente la mano (se sei uomo).
Il tutto, ovviamente, salvo complicazioni.
 
Recensioni
LA NOTIZIA

30 novembre 1995

IN LIBRERIA,
a cura di Raffaele Polo

Opera prima di Paolo Pallara, "Salvo complicazioni" è una raccolta di sette racconti che così vengono presentati dallo stesso autore: "È una sana boccata d'anidride carbonica in un mondo ancora pieno d'ossigeno, una girandola di parodie su vari argomenti: l'amore, la psicanalisi, la religione, la mafia, la politica, la vita mondana, la fantascienza. Con il gusto del paradosso e dell'ironia, si presentano una serie di disadattati cronici e di sognatori alle prese con un mondo grottescamente cinico e materialista."
E, come tutti gli esordi, si manifesta il grande entusiasmo dell'autore nel proporre le sue trame, le sue idee, le sue considerazioni, senza preoccuparsi più di tanto di mitigare e mediare l'impatto col lettore. Non un difetto, per carità. Anzi, una dose di autentica, naturale ingenuità che è proprio una boccata d'ossigeno in un mondo (letterario) sempre più pieno di anidride carbonica.

IL QUOTIDIANO

24 novembre 1995

CULTURA
"Salvo Complicazioni", un libro di Paolo Pallara

Stasera alle ore 18.30 presso la libreria Argo in via Cesare Battisti sarà presentato il libro "Salvo complicazioni" di Paolo Pallara (Paper Editrice). Si tratta dell'opera di uno scrittore leccese alla sua prima esperienza letteraria.

 
Estratto
Dal racconto: IL NONNO DELLA PSICOANALISI

[…]
Strumbeker nacque nel 1815, nel garage di un orfanotrofio presso Vienna. I suoi genitori erano ignoti. Il bimbo venne trovato con una targhetta al collo con scritto "Erbert H.C. Strumbeker". Nessuno seppe mai cosa significassero le lettere H.C.  […]
La sua personalità così forte e rigida venne messa in crisi molto presto: egli aveva infatti solo ventitré anni quando si innamorò di una donna bellissima conosciuta nel suo ambiente. Purtroppo l'unico ostacolo al loro amore era che la ragazza era una suora di clausura. Di 63 anni.  […]
Trascorse alcuni anni perso nell'alcolismo e nelle droghe allucinogene. Cominciò a scrivere poesie e a interessarsi di filosofia. Interessante questa poesia notturna frutto di quel periodo travagliato:
      LA NOTTE:
     "E' notte fonda.
     Non c'è luna.
     Non ci sono stelle.
     Non si vede niente..."

Commovente anche la sua sensibilità verso i fenomeni atmosferici:

      LA NEVE:
     "Nevica da diversi giorni. Tutto è bianco: le rose nei giardini, le carrozze nelle strade, i tetti delle case. Tutto è coperto di neve. Anche il barbone lì nell'angolo."

Notevole infine il suo rapporto intimo, quasi simbiotico, con la natura:

      IL MARE:
     "I flutti marini si frangono impetuosi contro le rocce a pochi metri da me. La meraviglia della natura m'è davanti in tutta la sua grandiosità. Mi sento così insignificante, così piccolo ed inerme, soprattutto perché non so nuotare e non ho alcun salvagente con me..."

Col passare del tempo Erbert si chiuse sempre più in se stesso, e il suo stile ermetico si accentuò sempre di più. Questa quarta poesia, di due anni più tardi, ne è l'esempio:

     LA PIOGGIA:
     "Piove."

Infine Erbert cadde nel dolore e nella disperazione più totale:

      IL DOLORE:
     "...Ahi!..."

[…] Nel 1860 accettò un posto di maestro elementare in una scuola di provincia, e due anni più tardi avvenne il famoso storico incontro tra Erbert Strumbeker e il piccolo Sigmund Freud che allora aveva circa sei anni. […]
"Il mio unico problema sessuale" diceva Freud, "è che ho solo dodici anni."
"Col tempo lo supererai" lo tranquillizzava Erbert.
[…]

 
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