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L'Attenuante 666 - Capitolo 2 (estratto)

 

[…] «Precipitò sulla terra come una cometa» mormorò il pubblico ministero Bernard Louis, osservando cupamente attraverso una spessa vetrata. L'uomo alto e robusto, con capelli castani ondulati e grosse mascelle, era affiancato dal procuratore federale Marduk che fumava tranquillo una pipa.
Al di là della vetrata, il Diavolo, Satana, era incatenato su una sedia nella stanza di massima sicurezza, con una luccicante museruola d'acciaio che gli nascondeva parte del viso. Dal piccolo lume ondeggiante sul soffitto una luce giallastra pioveva sulla sua testa inondandogli il volto di rivoli d'ombra.
«Probabilmente la prima coppia di esseri umani guardò impotente la sua striscia di fuoco nel cielo...» continuò assorto il pubblico ministero.
«Si conoscono le conseguenze dell'evento?» domandò il procuratore.
Bernard emise un sospiro: «L'impatto fu così forte da infrangere la crosta terrestre e causare la deriva dei continenti. E dall'impatto scaturì una coltre di gas tossico che oscurò il sole, provocando la glaciazione e l'estinzione dei dinosauri… con danni scientifici incalcolabili.» [...]

 
L'Attenuante 666 - Capitolo 5 (estratto)

 

[…] Quando il regista televisivo avviò il conto alla rovescia, tra gli operatori si respirava un elevato nervosismo. Dopo lunghe trattative, la televisione aveva ottenuto di essere presente e di filmare in diretta mondiale le fasi dell'avvenimento. Ampiamente pubblicizzato e atteso con ansia, il programma –il processo universale– era destinato a diventare il prodotto televisivo più visto, più discusso, più studiato, lodato, vituperato mai andato in onda nella storia della televisione. Anche la liturgia dello spettacolo richiedeva la sua venerazione.
Ci fu un segnale e la spia rossa si accese. Qualcuno disse: «In onda!»
La diretta si aprì con un'inquadratura dall'alto della vasta sala gremita di persone. L'allestimento era stata curato dai migliori scenografi europei e ogni dettaglio selezionato con cura: le colonne di marmo, i lampadari di cristallo, le poltrone di velluto, gli specchi, le ampie finestre, le bandiere internazionali, l'imponente bilancia dorata, simbolo della Giustizia, troneggiante sul soffitto. Sull'alta volta del locale un loggione appositamente costruito ospitava il pubblico pagante.
Una solida gabbia d'acciaio accoglieva l'imputato che si copriva il volto. Inutilmente i cronisti avevano cercato di avvicinarlo. Il governo elvetico aveva vietato ogni forma di intervista per impedire al prigioniero l'invio di messaggi ai complici infernali. A prevenzione di tentativi di linciaggio, il Kantonales Gerichtsgebäude era stato presidiato dalle forze di pace delle Nazioni Unite, e i caschi blu faticavano a contenere la folla che inveiva. Come mostrarono le telecamere, la Hirschengraben e le vie parallele erano state chiuse al traffico con blocchi stradali, difese con sacchi pieni di sabbia e filo spinato per contenere l’afflusso di spettatori. Molti i turisti giapponesi. [...]

 
L'Attenuante 666 - Capitolo 8 (estratto)

 

[…] Nel silenzio generale l'avvocato si schiarì la voce per esordire: «Signor Satana, ci parli della sua infanzia. Fu un'infanzia normale, come quella di tutti gli angeli?»
Il Diavolo apparve a disagio. «…Ero differente» disse, «il primo angelo, forgiato dal fuoco, Dio aveva creato qualcosa con me che mai volle ripetere. Mi aveva concesso un ampio libero arbitrio e una difficile controllabilità. Fin da principio manifestai un rigoroso senso critico e un desiderio d'indipendenza… La mia infanzia è stata una interminabile solitudine.»
«Lo sapevo» ironizzò Louis. «Ha avuto una infanzia difficile.»
«Ma allora perché Dio la creò?» osservò Valance con un certo stupore. «Non conosceva il futuro? Non sapeva che lei un giorno si sarebbe ribellato?»
Satana imbastì un ghigno: «Javhé era assai giovane all'origine dei tempi e non sapeva prevedere con esattezza il futuro. Io son l'evidente frutto d'un suo errore di valutazione.» [...]

 
L'Attenuante 666 - Capitolo 17 (estratto)

 

[…] Accompagnata dalle note tonanti della Quinta sinfonia di Beethoveen trasmesse dalla filodiffusione, Sophia si avvicinò timidamente alla cella 666, una cella scura protetta da una lastra di vetro e da raggi laser, che negli ultimi tempi il prigioniero aveva personalizzato sporcandone le pareti di sangue e parole blasfeme. Sophia la contemplò con meraviglia. Le prospettive della stanza erano innaturali, il letto era inclinato su un fianco, il tavolino e le sedie erano abbandonate sul muro, un piccolo lampadario pendeva trasversalmente e alcuni oggetti galleggiavano nel vuoto. Sembrava un luogo di un altro mondo, un frammento di un'altra dimensione. Da settimane gli scienziati studiavano segretamente il singolare fenomeno, i campi magnetici di una forza sconosciuta che il demonio aveva provocato alterando le leggi della fisica, e la notizia era stata tenuta top secret.
E infine lo vide. Lucifero si trovava in piedi al centro della stanza, sorridendo come se la aspettasse. Sophia notò che la sua sagoma non disegnava alcuna ombra a terra.
«Salve, Imperador del Doloroso Regno» recitò citando Dante e cercando di mantenere il sangue freddo. «Mi scusi se la disturbo a quest'ora.»
«Nessun'ora è più gradita» la rassicurò il prigioniero mentre un orologio alle sue spalle batteva dodici rintocchi.
«Mi chiamo Sophia Madlane, sono la corrispondente della CNN americana, vorrei intervistarla.»
«So chi sei» disse lui. «Normalmente non apprezzo i giornalisti. Troppe le opinioni pubbliche che affollano quelle private… Ma con te sarà una gradita eccezione.» [...]

 
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