ISBN 88-8176-219-6
2001 - Pagg. 325 Editori Manni s.r.l.
V.Umberto I, 51 -73016-S.Cesario (Le)
In una notte di tempesta a Berlino, il Diavolo – Satana in carne ed ossa – viene arrestato dalle forze dell'ordine in una delicata operazione segreta. La notizia esplode sulla stampa suscitando ovunque meraviglia e apprensione, e la macchina giudiziaria umana si attiva per organizzare un grande processo televisivo e giudicare il Diavolo in diretta mondiale.
L'evento di importanza universale coinvolge tutti: capi di Stato, leader religiosi, giornalisti, filosofi, scienziati; ma anche demoni, streghe e angeli. Come in un antico duello, il Bene ed il Male si fronteggiano aspramente nelle aule giudiziarie, da un lato il pubblico ministero ansioso di incastrare l'imputato, e dall'altro il brillante avvocato difensore, solo ma deciso a fare di tutto per salvare il suo cliente. E quando l'imputato salirà a rendere la sua deposizione, dinanzi a una platea ostile e incredula, le sue parole sconvolgeranno ogni aspettativa, mostrando un altro lato della verità…
Sulla falsariga di un romanzo giudiziario, si tratta di una sofisticata commedia a sfondo filosofico, il primo libro che racconti la religione dal punto di vista del nemico.
«Causa n.666. La comunità internazionale contro Lucifero Satana, detto Belzebù. Capo d’accusa: aver dannato il mondo.»
Presentazione di Mario Bernardi Guardi
Da che mondo è mondo – e si tratta di un “sempre” che sprofonda in sederali lontananze – il Diavolo se ne sta sospeso sulle nostre teste. Proviamo ad alzare gli occhi al Cielo: eccolo, arrampicato su una gran nuvola nera, carica di tempesta e di tenebra, a rivendicare il suo diritto alle più sublimi altezze. E sì che, malconcio e acciaccato dacché il Buon Dio gli mutò le bianche penne in tetre ali di pipistrello, dovrebbe sapere che il suo Regno è situato nelle più oscure viscere della terra. Ma è proprio di questo che non si vuol convincere: come può Lucifero, memore del suo raggiante splendore, accontentarsi di intricati labirinti, di vorticosi abissi, di fetide paludi dal color pérso? Come può essere pàgo del ruolo di Principe di Questo Mondo, sottoposto alla volontà del Creatore, agente del male in forza di un progetto di libertà e responsabilità architettato dall’Onnipotente, colui che era – ed è convinto di esser restato – il più bello degli angeli?
Nota dell'autore
6 anni, 6 mesi e 6 giorni. Questo il tempo che, coerentemente, avrei dovuto impiegare per scrivere un romanzo sul diavolo. Invece, se dei 6 giorni sono abbastanza sicuro, sui 6 anni e 6 mesi nutro ricordi piuttosto confusi… Quando un pomeriggio d'estate intrapresi un innocente racconto satirico – più per motivi personali che artistici – non immaginavo che col passare degli anni la storia mi si sarebbe ampliata sotto le dita, la trama infittita, i personaggi riprodotti senza controllo, il diavolo trasformato… Come folgorato sulla via di Babilonia, mi trovai a decidere tra una semplice commedia parodistica, e una vicenda dai risvolti oscuri che il protagonista mi suggeriva. Essendo strade inconciliabili, le imboccai entrambe. Nel ringraziare quanti, con divina pazienza, mi hanno aiutato in questa impresa, indicandomi testi sacri e/o sacrileghi, non posso fare a meno di citare quegli autori classici che hanno offerto un prezioso contributo a molte argomentazioni dottrinali. Dalle sentenze di Nietzsche: “Il diavolo è solo l'ozio di Dio ogni settimo giorno… Il diavolo, cioè il più vecchio amico della conoscenza”. Alle note romantiche di Pessoa: “Tutto vive perché si oppone a qualcosa. Io sono quello a cui tutto si oppone… Quel che si desidera e non si può ottenere, quel che si sogna perché non può esistere”. Fino alle voci, irriverenti e argute, di Bierce, Lec, Bulgakov, Orwell, Russell… E in questi anni, oltre a nuotare in un oceano di densa teologia, tentando di dare verosimiglianza alla improbabilità della storia, ho dovuto scontrarmi con la difficoltà di individuare un titolo adatto (Trappola di Zolfo? Inferno violato? Teorema 666?), incapace di dare unità alla pluralità del protagonista. Per il futuro, non posso che auspicare che la realtà sappia coordinarsi meglio con la fantasia…