Menu

Newsletter






Home arrow Estratti
(Mini-MP3-Player v2.2 (c) Ute Jacobi - unregistered version - Only Free for NonCommercial Website)
Cap.1 (incipit)


La notte non aveva ancora ceduto il passo al giorno quando, sotto una sottile pioggia autunnale, una donna dai capelli castani scese dal taxi in Times Square. Sotto l’impermeabile i suoi tacchi risuonarono sull’asfalto bagnato mentre, con uno sguardo fugace, si dirigeva agile verso i portici del New York Times, la sede dell’importante testata giornalistica che troneggiava nel piazzale ancora semiaddormentato. Aveva lavorato in quell’edificio un tempo, prima che la sua vita imboccasse una strada di non ritorno. I capelli bagnati scivolavano sul viso perlato di Sophia, mentre gli occhi riflettevano il temporale di strani pensieri che le si agitava dentro.
Da settimane, Sophia Madlane percepiva una presenza palpabile intorno a lei, un occhio che la seguiva, una presenza che la ascoltava, un respiro innaturale vicino a lei. Anche in quel momento si sentiva osservata, come se la figura avvolta in una palandrana dall’altra parte della strada la scrutasse. Non poteva avvedersi che, nascosto in un’auto, qualcuno comunicava in un invisibile microfono: «È appena arrivata e si sta guardando attorno. Forse attende qualcuno.»
Dopo breve, una voce alle spalle di Sophia la fece voltare: «Benvenuta, mia cara.»
«Bensoria!» esclamò lei.
I capelli fulvi della nuova arrivata incorniciavano un volto di mezza età, che si aprì in un indulgente sorriso. «Mi spiace di averti fatto venire a quest’ora, ma la situazione sta divenendo delicata. Ti avevo avvisato che siamo state individuate. È necessario lasciare la città.»
«Ma perché? Da cosa dobbiamo fuggire?»
La donna corrugò la fronte con una saggezza millenaria nascosta tra le rughe sottili: «Il mondo non ti conosce ancora, ma presto saprà di te.» [...]

  

Clicca sull'icona per ascoltare la presentazione audio (realizzata dagli amici di www.daivoce.it)

 

 
Cap.10 (estratto)

 

[...] Il professore si adagiò sul lettino accanto al paziente; gli furono applicati elettrodi alle tempie e al petto e gli fu posta una visiera argentata sugli occhi. Al Diavolo fu prelevato un campione di plasma, la sostanza acida che gli scorreva nel corpo. Era stata già effettuata una tac ed una risonanza magnetica, per avere una mappa tridimensionale della sua struttura cerebrale. Un assistente distese su un tavolino la cartina topografica del suo encefalo, evidenziando il percorso da seguire.
«Battiti cardiaci inesistenti» rilevò qualcuno, «il paziente è privo di cuore. Ma l’elettroencefalogramma è regolare.»
«Allora procediamo.»
Satana socchiuse gli occhi e lo videro sorridere. Qualcuno stava andando a scavare dove neanche lui osava scendere. «T’aspetto, uomo» sibilò, «perdona se troverai disordine tra i miei pensieri.»
Contemporaneamente il computer attivò la trasmissione. Satana fu attraversato da una scossa elettrica che lo irrigidì. Contraendo i muscoli, sprofondò in uno stato di incoscienza. Anche il professore fu scosso da una serie di tremiti che gli fece perdere i sensi.
«I cervelli sono collegati» dichiarò infine l’assistente, nel silenzio totale. «Il professore sta entrando in contatto con la mente del paziente.»
«Buon Dio.» Il generale si asciugò il sudore. «E se accadesse il contrario? Se la mente del Diavolo entrasse in quella del professore?»
«Il sistema è dotato di un antivirus contro i tentativi di intrusione.»
«Possiamo sapere cosa sta vedendo il professore?»
Un tecnico posizionò un monitor che trasmetteva una serie di linee verdi orizzontali. «Il professore riceve sulla retina le immagini della mente di Satana. Queste che vediamo sono le forme codificate, che saranno decodificate successivamente e trasferite sul disco. Avremo così una visione reale.»
«L’immagine dell’Inferno» sussurrò il generale.

 
(Mini-MP3-Player v2.2 (c) Ute Jacobi - unregistered version - Only Free for NonCommercial Website)
Cap.13 (estratto)

 

[...] Juan non seppe tirarsi indietro e si fece trasportare da Sophia in una insolita danza. La strega si muoveva intorno a lui che, impacciato, tentava di seguirne i passi. Il sole tiepido disegnava sui loro volti sottili arabeschi. Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati? Il Cantico dei Cantici sembrava leggere nei sentimenti del giovane. Inerme davanti alla bellezza, ne aveva paura ma non poteva resistervi.
Sotto il sole che declinava, un frammento di eternità scorse attorno a loro, al termine del quale Sophia si chinò a terra respirando affannosa, la camicetta schiusa sul petto. Juan le distese una coperta sulle spalle, sentendo il proprio cuore battere all’impazzata. «Ti comporti come una ragazzina» la rimproverò, ma gli occhi rivelavano ciò che non osava dire.
Lei sorrise, un po’ in colpa: «Cerco di lasciarti dei bei ricordi. Quando tutto sarà finito, questi saranno i nostri momenti migliori.»
I loro volti si avvicinarono, Juan le accarezzò la guancia e, prima che potesse rendersene conto, le sue labbra stavano baciando, corrisposte, quelle di lei. Una eternità racchiusa in un momento. Un brivido inatteso che Juan visse stordito, confuso, innamorato. Un esorcista ed una strega. La peggiore coppia che il destino potesse concepire.
Poi un tuono in lontananza li destò. Fino ad un attimo prima sereno, il cielo si era rannuvolato facendo fuggire i pochi turisti ancora in spiaggia. Alitando dal mare, un vento freddo cominciò a trasportare gocce di pioggia sferzanti; finché Juan percepì, inconfondibile, un intenso odore di zolfo.
Giacca e mantello grigio scuro, una sciarpa rossa, il principe dei demoni era comparso sulla terrazza. «Avevo sperato che diveniste buoni amici» disse, con una strana ironia. [...]

 

Clicca sull'icona per ascoltare la presentazione audio (realizzata dagli amici di www.daivoce.it)

 
Cap.14 (estratto)

 

[...] «Tu!» si rivolse alla luna. «Hai preparato tutto questo per confondermi. Per indurmi in errore!»
Ma invece di rispondere, la luna corse a nascondersi dietro una nuvola.
«Cosa vuoi da me?» continuò debolmente. «Cosa vuoi?»
Fu un’altra voce, invece, alle sue spalle, a farlo sobbalzare. Una voce che vibrava nell’aria con frequenze irregolari. «Chi ha congiurato contro l’uomo? Dio o il Diavolo?»
Un tuffo al cuore. Juan si avvide di un’ombra appollaiata sulla balaustra, il volto sardonico, gli occhi scintillanti di riflessi fosforici. Con un gesto, Lucifero fece accendere il piccolo lampione alla parete. «Chi ha indossato la maschera fingendosi divino per recitare un ruolo che non gli apparteneva? Credi che un serpente, se potesse, non salirebbe sulla croce per ingannare il mondo?»
«Chi sei?» lo additò il giovane, indietreggiando. «Chi si nasconde dietro di te?»
Con un sospiro, quello rispose: «Chi si cela dinanzi alla mia ombra? Forse solo un angelo in esilio dai propri sogni. Dio del mondo fisico, re della terra, prigioniero e incatenato al suo regno terreno, condannato a non poter salire al Cielo fino alla fine dei tempi… Ma per trovare le risposte, uomo, devi formulare le giuste domande. Perché fu commesso il primo peccato? Chi mi tentò? Esisteva un serpente anche in Cielo che insidiava gli angeli?» [...]

 
penna.jpg
Copyright © 1999-2009 Paolo Dune - Tutti i diritti riservati.
E' vietata la riproduzione totale o parziale dei contenuti testuali o grafici, in qualsiasi forma o su qualsiasi media.
Sviluppato da Axelera - Soluzioni Informatiche