“Il simbolo perduto” di Dan Brown

Il lavoro di Dan Brown “Il simbolo perduto” è la terza avventura che vede protagonista l’esperto di simbologia di Harward, Robert Langdon, divenuto famoso ne “Il codice Da Vinci”. La vicenda che affronta questa volta ruota intorno ai segreti della massoneria e si svolge interamente a Washington, con una struttura narrativa che ricalca le precedenti avventure. Anche questa si dipana nell’arco di una sola notte, espediente utilizzato da Brown per tenere viva l’attenzione del lettore. Anche qui vi è molta cura nelle descrizioni dei luoghi e un alto senso scenico e drammatico (evidentemente in vista di possibili adattamenti cinematografici).

Dan Brown

Se Il Codice Da Vinci iniziava con un cadavere nel Louvre di Parigi, questa storia inizia con una mano mozzata nel Campidoglio di Washington. Se nel Codice Da Vinci il killer era un frate albino, qui è un uomo interamente tatuato. E anche in questo romanzo i punti di forza sono costituiti da frequenti colpi di scena e ribaltamenti di situazioni (spesso ai limiti della verosimiglianza), conditi con suggestivi elementi tecnologici.

Le carenze maggiori, tuttavia, si ritrovano nelle descrizioni dei personaggi, che si rivelano piatti e poco credibili. A cominciare dal protagonista, che parla come una enciclopedia anche nelle situazioni più improbabili, ed è capace di decifrare rebus massonici mentre annega. La figura femminile è rivestita da una giovane scienziata, idealista, non diversa dalle altre donne che hanno accompagnato Langdon nelle precedenti avventure. Al posto del poliziotto cattivo presente nel Codice Da Vinci, interpretato al cinema da Jean Reno, qui troviamo il capo di una sezione della Cia, una donna fredda e acida, che ricorda un personaggio del romanzo di Brown “La verità del Ghiaccio”. Evidentemente l’autore preferisce utilizzare schemi di personaggi collaudati invece di inventarne nuovi.
Tuttavia, mentre la storia del Codice Da Vinci scorreva fluida e veloce, questa si legge con maggiore difficoltà. La trama appare eccessivamente lunga (600 pagine) e l’autore tende a dilungarsi in flash back non necessari. L’inverosimiglianza di alcune situazioni, poi, rende difficile il coinvolgimento del lettore. Il cattivo di turno, ad esempio, mosso dal desiderio di svelare i segreti della massoneria, porta avanti un piano contorto e approssimativo, con una ingiustificata sicurezza, e accompagnato da una eccessiva dose di fortuna.
il simbolo perduto dan brownPer quanto riguarda, infine, il contenuto dottrinario, i segreti della massoneria, oggetto della ricerca, non vengono affatto svelati come ci si aspetterebbe. L’unico dato, tutto da dimostrare, consiste nell’ipotesi che una copia della Bibbia sia stata sepolta dai massoni nelle fondamenta del Campidoglio, rivelazione tutt’altro che entusiasmante. Per il resto, gli Antichi Misteri vengono ridotti a generiche affermazioni di principi e astrattezze in stile new age sulla saggezza, sul rapporto tra uomo e Dio, sulle potenzialità delle mente umana, mischiati a una pseudoscienza chiamata “noetica”, che sembra occuparsi di paranormale.
Nel finale, si scivola nel grottesco, quando, dopo una intera notte passata a sfuggire al cattivo, braccati anche dalla CIA, vivi per miracolo, feriti e shoccati per quanto accaduto, all’alba i protagonisti vanno a visitare l’obelisco di Washington e la cima del Campidoglio per osservare alcuni simboli massonici. La scienziata non perde l’occasione di raccontare a Langdon le sue scoperte sulla noetica, di cui ovviamente il protagonista rimane affascinato.
Personaggi che potrebbero andare bene per un fumetto di supereroi più che per un romanzo.
In conclusione, Dan Brown rimane un valido tessitore di trame, i suoi intrecci presentano una alta adattabilità cinematografica, con colpi di scena e tensione, ma sul piano strettamente letterario, appaiono inevitabilmente superficiali. Il tema del difficile rapporto tra padre e figlio, ad esempio, alla base di questa storia, non viene minimante approfondito.
Dan Brown deve essere letto come si guarda un suo film al cinema: con i pop-corn e senza pretese.
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