Astrologia Evangelica

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Il regno dei cieli

Un recente studio (G. DE CESARIS) ha aperto uno spiraglio su una nuova interpretazione dei Vangeli. Il termine “regno dei cieli”, frequentissimo nei testi, non andrebbe inteso in senso figurato, ma in senso letterale: il segreto della setta essena era il moto degli astri e il calendario.
A dimostrazione di come l’ebraismo fosse denso di riferimenti astrologici, la menorah, il candelabro d’oro con sette candele, simbolo del giudaismo, era un’allegoria, dove le candele rappresentavano le stelle del cielo (sole, luna, più i cinque pianeti conosciuti). “Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra” (ZACCARIA 4,10). Dai nomi delle stelle derivarono, poi, i nostri giorni della settimana (Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno, Sole).
Una conferma di questo significato viene esplicitamente dall’opera di uno storico dell’epoca, Giuseppe Flavio, il quale descrivendo i rituali giudaici spiega: “Le sette fiamme, poiché tale era il numero dei bracci del candelabro, rappresentavano i pianeti; i dodici pani sulla tavola simboleggiavano il ciclo dello zodiaco e l’anno” (GUERRA GIUDAICA V,5-5).
Il desiderio di comprendere le meccaniche celesti ha sempre ispirato il mondo antico, e nei testi apocrifi vi sono tracce eloquenti:
  • “Tutti i segni degli astri, e i segni della luna e del sole sono tutti nella mano del Signore. Perché studiarli? S’egli vuole, fa piovere mattino e sera; e, se vuole, lo impedisce, e tutte le cose sono nelle sue mani”(apocrifo LIBRO DEI GIUBILEI 12,17).
  • “Là vidi sette stelle, simili a grandi montagne, che ardevano, e poiché io lo interrogai su di esse, l’angelo mi disse: … Le stelle che ruotano sul fuoco sono quelle che hanno trasgredito il comandamento del Signore sin dal loro sorgere, perché non son sorte quando era il loro tempo” (apocrifo LIBRO DI ENOCH 18,13ss).
In NUMERI, testo canonico, l’avvento del Messia viene profetizzato con queste parole: “Un astro spunterà da Giacobbe, uno scettro sorgerà da Israele” (24,17). Secondo la più antica tradizione, infatti, dovevano esservi due Messia: un Messia “levitico”, che rivestiva il potere religioso, il sommo sacerdozio, e doveva essere un discendente della stirpe di Aronne; ed un Messia “davidico”, discendente del re Davide, che rivestiva il potere regale e militare: lo “scettro”. Nel testo apocrifo TESTAMENTO DEI DODICI PATRIARCHI è annunciato che “il Signore susciterà da Levi un gran sacerdote e da Giuda un re”.
Un astro, quindi, rappresentava il Messia, tanto che Simone Bar-Kosba, l’istigatore della seconda rivolta giudaica del 132-135 d.C., si autodefinì il “figlio dell’astro”. Ma di quale astro si trattava?
La risposta viene individuata in un raro fenomeno di congiunzione di due pianeti: Giove e Saturno, che si allineano circa ogni venti anni. Questi potrebbero essere “l’astro” e lo “scettro”, e la loro congiunzione probabilmente equiparata dai giudei alla presenza divina nel mondo, ad una “visita” di Dio al suo popolo.
Da qui anche la simbologia della stella di David, composta da due triangoli, due stelle soprapposte.
Nei Manoscritti del Mar Morto si legge:
  • “[Dio] ha disposto per lui [per l’uomo] due spiriti affinché cammini con essi fino al tempo stabilito della sua visita” (REGOLA DELLA COMUNITÀ, cap.III).
  • Ed ancora: “Erano stati come ciechi e come coloro che cercano la strada a tentoni per 20 anni” (DOCUMENTO DI DAMASCO).
L’attesa di queste congiunzioni sembra ispirare anche versi canonici:
  • “Sì, la visione ha la sua data, s’affretta verso l’attuazione e non mentirà; se si fa attendere aspettala. Sì, certamente verrà senza tardare” (ABACUC, 2,2-4).
In questo senso i farisei chiedevano a Gesù “un segno dal cielo” (MARCO 8,11ss), e lui annunciava:“Allora comparirà nel cielo il segno del figlio dell’uomo” (MATTEO 24,30), alludendo alla imminente congiunzione dei due pianeti. Non vi erano altri segni che rappresentassero il Figlio dell’uomo, ossia il Messia, dato che l’icona della croce venne stabilita successivamente.
In questo contesto, la “via” di cui i Cristiani erano seguaci potrebbe indicare la traiettoria degli astri nella volta celeste, e la “giustizia” l’esatta conoscenza del segreto di queste congiunzioni, la cui frequenza non era sempre regolare. E quando Gesù prometteva a Pietro di dargli “le chiavi del regno dei cieli”, alludeva a rivelargli il segreto di questi moti planetari.
Anche nelle lettere di San Paolo sono ravvisabili riferimenti alle due stelle:
  • “Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento perché grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui avessimo un grande incoraggiamento…” (EBREI 6,17ss).
  • “Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore” (1^ TESSALONICESI 5,1-2).
Altre conferme nella letteratura apocrifa:
  • “Gesù disse:… – Se vi domandano: «Quale segno del vostro Padre è in voi?», rispondente loro: «E’ un movimento e una quiete.»” (Vangelo apocrifo di TOMMASO, 55), alludendo al moto irregolare dei due astri, che sembrano spesso avvicinarsi e poi fermarsi.
Inoltre, dato il movimento dei due pianeti rispetto alla terra, Giove si vede avvicinare a Saturno da destra. Quindi:
  • “[Il Figlio] ora siede alla destra della Maestà Divina nel più alto dei cieli” (EBREI 1,3).
  • “Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (MATTEO 24,27ss).
Infine la celebre frase: “Gli ultimi saranno i primi ed i primi gli ultimi” (MATTEO 20,16) potrebbe essere letta in chiave astronomica, dal momento che descrive il movimento generale degli astri: i più vicini girano più velocemente nella volta celeste, e dunque sorpassano quelli più lontani e lenti, invertendo di continuo la rispettiva posizione.
“Tu scendi dalle stelle”
È stato osservato che molti eventi della storia giudaico-cristiana si sono svolti in coincidenza degli allineamenti di questi due pianeti. Il regno di Davide, la vocazione di Isaia, la rivolta dei Maccabei, la reinaugurazione del tempio di Gerusalemme, la nascita e la morte di Gesù, la conversione di San Paolo, la resistenza di Masada, la stesura del Libro dell’Apocalisse, la rivolta antiromana, la campagna di Costantino, ecc., tutti legati al manifestarsi di queste congiunzioni; in quei periodi si riaccendevano nel popolo giudaico i sentimenti nazionalisti e messianici.
Nel 7 a.C. ci fu una “tripla” congiunzione Giove-Saturno nella costellazione dei Pesci, nell’arco di nove mesi, e questa data viene considerata come probabile per la nascita di Gesù (secondo la cronologia di MATTEO). La stella cometa dei Vangeli poteva essere quindi una congiunzione Giove-Saturno, in passato già associata alla nascita di Zarathustra.
  • “Dov’è nato il re dei Giudei? Abbiamo veduto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo” (MATTEO 2,1ss).
Peraltro, in quel periodo il sole era nella costellazione della Vergine, da cui la possibile metafora della nascita “verginale” di Gesù.
Quanto alle genealogie dei Vangeli che parlano di Gesù “figlio” di Davide, esse non esprimono necessariamente una discendenza di sangue, ma possono alludere alla precedente congiunzione “tripla”, che si ebbe al tempo del re Davide, nel 980 a.C.
Anche la morte di Gesù può aver coinciso con la congiunzione Giove-Saturno, che si ebbe nel 34-35 d.C. Ed i Vangeli annunciano l’evento:
  • “In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro” (MATTEO 13,17).
  • “Il padre era nel figlio e il figlio nel padre. Questo è il regno dei cieli” (Vangelo apocrifo di FILIPPO v.96); “Non credi che io sono nel padre e il padre è in me?” (GIOVANNI 14,5-11), laddove il Figlio rappresentava Giove, ed il Padre, lo “scettro”, ossia Saturno. La frase racchiude la metafora dei due astri uniti a formare una unica stella.
Successivamente, come raccontano gli ATTI DEGLI APOSTOLI (7,52), Santo Stefano morirà fissando gli occhi al cielo e vedendo “il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”, alludendo alla congiunzione Giove-Saturno che si stava per effettuare (quella del 34-35 o quella del 54?).
Poco dopo San Paolo si convertirà vedendo lo stesso fenomeno nel cielo, sulla via di Damasco. Mentre l’APOCALISSE descriverà l’esito della prima guerra giudaica, del 74 d.C.: “Quando [i due testimoni] termineranno la loro testimonianza, la bestia che emerge dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà” (11,7), riferendosi alla disfatta di Masada ad opera dei romani (la bestia) che determinò la sconfitta del culto degli astri (i due testimoni di Dio).
Implicazioni calendariali
Al culto delle stelle era legato anche il mistero del calendario. La conoscenza del calendario aveva una straordinaria importanza per la società dell’epoca, in quanto da questo derivava l’organizzazione del lavoro e della vita sociale, soprattutto per l’attività agricola. Dagli INNI del Mar Morto: “Ho sperato affinché tu faccia fiorire la piantagione e sviluppare il virgulto”.
Ma, mentre la maggioranza degli ebrei aveva un calendario lunare (basato sulle fasi lunari, di 354 giorni, e gestito dai sommi sacerdoti), la setta essena del Mar Morto seguiva un calendario diverso, un calendario liturgico “solare”, di 364 giorni, derivato probabilmente dalla tradizione egizia: “…al tempo stabilito per la mietitura nell’estate, al tempo stabilito per la semina nell’epoca dell’erba verde, ai tempi stabiliti per gli anni nelle loro settimane… ecc.” (REGOLA DELLA COMUNITÀ, cap.X).
In proposito, si ricorda che alcuni evangelisti dichiarano che l’Ultima Cena fu un pasto pasquale, mentre altri che si svolse prima della Pasqua. La contraddizione cessa di esistere se si considera l’ipotesi che gli evangelisti facessero riferimento a due diversi calendari: quello solare e quello lunare.
Nei testi canonici, inoltre, il regno dei cieli viene espressamente paragonato ad una pianta di senape che “cresce”, ossia ad una stagione agraria, oppure ad una farina che “fermenta” (LUCA 13,18-20), rivelando che la dottrina di Gesù consisteva nel calcolo delle stagioni!
Sorvolando sulle meccaniche dei calendari e le relative problematiche, si rileva che a questi differenti calendari era collegato un conflitto per il controllo del tempio di Gerusalemme e per l’esatta liturgia del culto. Tale conflitto veniva raffigurato simbolicamente nella epica battaglia tra i “figli della luce” (seguaci del calendario solare), e i “figli delle tenebre” (seguaci di quello lunare).
Ciò traeva fondamento dalla circostanza che il calendario lunare, più corto dell’anno astronomico, determinava spesso sfasamenti con le stagioni:
  • “Nei giorni dei peccatori gli anni saranno abbreviati e la semente germoglierà con ritardo sulla terra e sui campi e ogni opera della terra verrà mutata e non apparirà più a suo tempo, e la pioggia cesserà dal cadere e il cielo le tratterrà. E in quel tempo i frutti della terra si avran con ritardo… e la luna muterà il suo corso e non apparirà più a suo tempo… E tutte le leggi che regolano il corso delle stelle saran precluse ai peccatori… ed essi lasceranno le loro vie e seguiranno l’errore e si volgeranno ad esse (le stelle) come a degli dei” (apocrifo LIBRO DI ENOCH 80,2ss).
Inoltre, a causa della Precessione degli Equinozi, scoperta nel 130 a.C da Ipparco di Nicea, il punto equinoziale di primavera giungeva ogni anno un po’ prima rispetto alla rilevazione precedente; e nel 55 a.C. si era spostato dalla costellazione dell’Ariete a quella dei Pesci (l’equinozio di primavera coincideva con la ripresa delle attività agricole). In Palestina si attendeva una congiunzione “tripla” in questa costellazione, la prima del nuovo “regno”; e il concetto veniva sintetizzato nella frase: “il regno dei cieli è vicino” (è sintomatico che questo annuncio venisse svolto da “pescatori”).
  • “I discepoli gli dissero:… – quando verrà il nuovo mondo? – ed egli disse loro: – Ciò che voi attendete è già venuto, ma voi non lo riconoscete.” (Vangelo apocrifo di TOMMASO, v.56).
  • “Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levante i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura” (GIOVANNI 4,35). Il calendario lunare si arretrava costantemente rispetto alle stagioni reali, e questo dimostrava la sua inadeguatezza. Per risolvere il problema, nel 46 a.C. Giulio Cesare aveva fatto inserire ben 90 giorni nel calendario, fino a quando aveva adottato un calendario solare (il calendario Giuliano).
Anche in San Paolo si possono leggere riferimenti critici all’utilizzo degli astri per il calcolo delle stagioni:
  • “Anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo… Un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono; ora invece che avete conosciuto Dio… come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e where to buy viagra miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? Voi infatti osservate giorni, mesi, stagioni e anni!” (GALATI 4,3ss).
  • “Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma quello della schiava è nato secondo la carne; quello della donna libera, in virtù della promessa. Ora tali cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze…” (GALATI 4,21ss). San Paolo spiegava che l’Antico Testamento conteneva un’allegoria: le due Alleanze sono evidentemente identificabili coi due diversi calendari, quello lunare e quello solare.
La “Nuova Alleanza” che predicavano gli Esseni, e da cui derivò il termine “Nuovo Testamento”, alludeva forse ad un nuovo “patto” tra uomini e Dio: ad un nuovo calendario!
Fame di verità
Il significato del “lievito” dei farisei, illustrato da MATTEO, offre altre spunti. L’episodio ha la sua origine nel testo di MARCO, 8,14ss, il Vangelo più antico, che nel narrare il dialogo tra Gesù e gli apostoli non fornisce alcuna chiave di lettura. Gli apostoli lamentano di non avere pane a sufficienza, e Gesù domanda loro quante casse di pane e di pesci hanno portato via la volta precedente, in occasione del miracolo della moltiplicazione. La loro risposta è: “dodici” per i primi, e “sette” per i  secondi. Gesù conclude, con tipico stile ermetico: “Non capite ancora?”
L’interpretazione della Bibbia è vaga (un invito per i discepoli per superare le preoccupazioni materiali e riflettere sulla missione di Gesù illuminata dai suoi miracoli), ma nessun discepolo avrebbe scritto un dialogo così oscuro senza un preciso obiettivo.
Con la chiave fornita da MATTEO (il “pane” corrisponde alla “dottrina”), la spiegazione può essere la seguente: i discepoli stanno dicendo a Gesù che non “conoscono abbastanza”, che vogliono conoscere di più. A questo punto Gesù domanda loro quante casse di pane hanno portato via la volta precedente e la risposta è “dodici”. Come il numero dei mesi dell’anno. La seconda risposta è “sette”. Come i bracci della menorah, e come i giorni della settimana.
In quel brano Gesù stava rivelando agli apostoli (ed ai lettori) il segreto del calendario (tempi stabiliti per gli anni nelle loro settimane), ed il riferimento ai pesci era una probabile allusione alla costellazione dei Pesci.
Da notare che gli altri Vangeli omettono questo dialogo, ma sia MARCO che MATTEO riportano il numero sette con riferimento ai pani moltiplicati: “«Ormai da tre giorni mi vengono dietro… Quanti pani avete?» Risposero: «Sette, e pochi pesciolini.»” (MATTEO 15,32). Singolare che il numero sette fosse così ricorrente.
Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci può simboleggiare quindi la rivelazione del segreto del calendario ad una folla intera, “sfamando” la sua fame di verità (“i dodici pani sulla tavola simboleggiavano il ciclo dello zodiaco e l’anno”, “non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato”).
Infine, da Gerolamo, uno dei padre della Chiesa, apprendiamo che alcuni Vangeli apocrifi, che non sono giunti fino a noi, riportavano leggere varianti rispetto ai testi canonici. Quello chiamato “Secondo gli Ebrei” citava l’espressione: “Dacci il nostro pane di domani”, espressione piuttosto strana, che potrebbe essere letta come: “dacci le conoscenze del calendario” (“di domani”, ossia “del futuro”).
“In hoc signo”
E’ interessante che, ai tempi di Costantino, in occasione della sua celebre vittoria a Ponte Milvio, comparve un segno nel cielo, che Costantino interpretò come un segno favorevole, e da cui derivò la nota frase “In hoc signo vinces”, “Con questo segno vincerai”. Ma di quale segno poteva trattarsi? E’ stato dimostrato che proprio in occasione di quella famosa battaglia ci fu una congiunzione Giove-Saturno, e questo suggerisce che Costantino fu testimone dell’evento. La frase “In hoc signo”, rappresentata anche  con le iniziali “IHS”, tradisce questa lettura esoterica, in quanto le iniziali corrispondono a quelle di “Iuppiter-Saturnus” (Giove-Saturno) in congiunzione nei “Pesci” (H) (le tre freccette del simbolo starebbero a significare che fu una congiunzione tripla). Anche oggi questa sigla IHS è presente nel Cristianesimo. In particolare costituisce il simbolo dell’Ordine dei Gesuiti, l’ordine di sicuro più addentro alle conoscenze antiche, anche se ovviamente ha perso il significato originario, ed è tradotta con “Iesus Hominorum Salvator”. E’ interessante anche che le lettere sono rappresentate all’interno di un sole, chiaro riferimento astrologico.
Fonti bibliografiche:
– La Bibbia di Gerusalemme, EDB, 1974;
– I Vangeli Apocrifi, Einaudi Tascabili, 1990;
– La Bibbia apocrifa, Massimo, Milano, 1990;
– Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, Mondadori, 1995;
– Giuseppe Flavio, Storia dei Giudei, Mondadori, 2002;
– Voltaire, Dizionario filosofico;
– Ernest Renan, Vita di Gesù, Newton Compton editori, 1994;
– Ambrogio Donini, Storia del cristianesimo, ed. Teti, Milano, 1997;
– Luigi Cascioli, La favola di Cristo;
– Jacopo Fo, Laura Malucelli, Gesù amava le donne e non era biondo, ed. Nuovi Mondi, 1999;
– Chiristopher Knight e Robert Lomas, La chiave di Hiram, Oscar Mondadori, 1997;
– Graham Phillips, Il mistero del sepolcro della Vergine Maria, Newton-Compoton editori, 2000;
– Keith Laidler, Il segreto dell’Ordine del tempio, Sperling & Kupfer, 2001;
– Michael Baigent, Richard Leigh, Il mistero del Mar Morto, il Saggiatore, 2000;
– Giuseppe De Cesaris, Congiunzioni Giove-Saturno e Storia Giudaico-Cristiana, keybooks, 2001.
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